Le tre condizioni
necessarie e sufficienti per una relazione d'aiuto efficace
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Le tre condizioni
necessarie e sufficienti per una relazione d'aiuto efficace
Secondo Carl Rogers le condizioni necessarie e sufficienti per generare un clima che possa facilitare la crescita dell'individuo secondo la sua unica ed individuale direzione sono tre: la congruenza personale, la considerazione positiva incondizionata e l’empatia.
La congruenza personale
Si definisce come la capacità di entrare in contatto con se stessi, ovvero la consapevolezza di sapere cosa si muove dentro di sé in ogni momento. Riuscire ad entrare in relazione con se stessi sospendendo il giudizio e limitandosi ad osservare l'esperienza ci permette di essere autentici e ci dà quindi la possibilità di accedere liberamente all’esperienza che stiamo vivendo trasformandola in una rappresentazione disponibile ad un livello di consapevolezza. Si tratta di una libertà esperienziale tale per cui tutto quello che si prova è accettato e accettabile senza che vengano posti divieti di alcun tipo.
Originariamente l’individuo si trova in uno stato di congruenza in cui riesce a cogliere ciò di cui fa esperienza in modo pieno e incondizionato. Solo in un secondo momento, pur di sentirsi accettato, l’individuo sarà disposto a distorcere o negare la sua reale esperienza e a comportarsi in modo diverso rispetto a ciò che autenticamente sente. E' proprio a partire da questo disaccordo interno che può emerge il malessere psicologico.
Quando la mia esperienza del momento è presente alla mia consapevolezza e quando ciò che è presente alla mia consapevolezza è a sua volta presente nella mia comunicazione, allora ognuno di questi tre livelli si armonizza o è congruente. In questi momenti sono integrato e totale, sono completamente tutt’uno. Nella maggior parte dei casi, naturalmente, anch’io mostro, come chiunque altro, un certo grado di incongruenza. Ho imparato, però, che l’autenticità, o genuinità, o congruenza - qualunque sia il nome che le si voglia attribuire - è una base fondamentale per la migliore delle comunicazioni” e “Quando sono capace di lasciarmi andare, ed essere congruente e genuino, spesso sono di aiuto all’altra persona”. (Rogers C.R. (1980). A way of being; Trad it. Un Modo di Essere, Giunti, Milano, 2012. )
La considerazione positiva incondizionata
La “considerazione positiva incondizionata” è un atteggiamento neutro ma caldo che ha a che fare con l’accoglienza e che restituisce dignità all’altro, sospendendo il giudizio e dando valore a ciò che emerge nella relazione. I clienti sono protagonisti di storie in cui non hanno potuto mostrare parti di loro, e sono proprio queste parti che non sono state accettate da altri ad essere giudicate da loro stessi. La considerazione positiva incondizionata è il presupposto fondamentale affinché il cliente possa sperimentarsi come una persona distinta, con delle idee e dei sentimenti che le siano adatti. In questo senso, l’obiettivo non è che l’altro cambi ma è quello di offrire uno spazio di ascolto non giudicante dove l’altro può entrare in contatto con se stesso. Il punto è quindi riuscire a stare serenamente nel luogo in cui si è così come siamo. Al termine del percorso il cliente non sarà diverso ma sarà più profondamente se stesso.
L'empatia
La parola empatia deriva dal greco “εμπαθεια” (empàtheia) che si compone di due termini “en” (dentro, nel) e “pathos” (sentimento, passione) e sta ad indicare proprio la capacità di entrare e rimanere in contatto con l’emozione altrui.
In ambito psicologico l’empatia è definibile come la capacità di riconoscere e comprendere lo stato emotivo di un altro individuo, si tratta di un processo principalmente emotivo e solo secondariamente cognitivo. L’empatia si distingue dal mero contagio emotivo e dalla compassione, che sta ad indicare un sentimento di dispiacere per un individuo in difficoltà ma non la condivisione di uno stato emotivo. L’empatia ci permette di comprendere il mondo dell’altro a partire dalle sue emozioni.
Significa sentire il mondo personale del cliente “come se” fosse il proprio, senza mai perdere questa condizione di “come se”: entrare nel mondo dell’altro senza perdersi, senza confondersi, senza giudicare. Sul lato opposto troviamo la spiegazione intellettuale e l’interpretazione, che presuppone invece una distanza dall'esperienza soggettiva del cliente in nome di uno sguardo esterno ed oggettivo. Comunicare al cliente quanto è stato colto della sua personale esperienza, senza trasformarlo in un gesto interpretativo, significa mettere da parte le proprie concezioni, i propri valori personali e i pregiudizi. È una comunicazione che pone necessariamente al centro l’altro, i suoi sentimenti e in generale la sua esperienza.
Nell’ottica per cui il cliente resta il massimo esperto della propria vita, lo psicologo è anzitutto chiamato a verificare con l’altro l’accuratezza delle proprie percezioni, utilizzando rimandi semplici e chiari, circa la propria comprensione dell’esperienza altrui. Per questo è doveroso rinunciare, da parte dello psicologo, a rivestire un ruolo di guida nell’esplorazione della realtà del cliente e rimettere questo potere nelle mani dell’altro.